Immaginate di vivere nel Paese dei Ladri, dove la decisione di rubare qualcosa sia devoluta alla vostra libera volontà, e dove anzi il concetto stesso di furto sia sconosciuto al codice penale.Nel meraviglioso Paese dei Ladri, si sta attenti ad una sola cosa: a fare in modo di non essere mai ufficialmente riconosciuti come autori di un furto, non perché si rischia la galera (leggi infatti non ce ne sono), ma solo perché sarebbe più difficile continuare a rubare. E se per caso si commette qualche furto così stupido da non poter essere nascosto, tra ladri ci si copre a vicenda, ed anzi ognuno tesse le lodi e difende ogni altro, allontanando ogni scandalo con il giusto savoir faire e con quella parolina che tanto conta quando serve. Se si viene scoperti, al più si rischia di fare la figura dell’imbecille, per non aver saputo agire nella maniera più adatta ed opportuna a nascondere bene quel che si faceva e per aver quindi procurato tanti grattacapi ed incomodi all’esimia Corporazione dei Ladri e ai suoi più potenti rappresentanti, intervenuti per sedare uno scandalo.

Ecco: per quel che riguarda la frode scientifica, questo era lo stato dell’Italia al primo gennaio 2015. I ladri di danaro pubblico, ma sarebbe più corretto dire i ladri di futuro, che manipolando i dati scientifici e le pubblicazioni costruiscono le proprie carriere scientifiche e consolidano il proprio primato, hanno potuto serenamente continuare la vita di sempre, nella totale assenza di ogni regola, legge, persino di una qualunque definizione di frode scientifica nel diritto italiano, come già nel 2013 si denunciava dalle colonne del Lancet.

Poi qualcosa si è mosso.

Il 24 Marzo del 2015 si è tenuto presso l’Accademia dei Lincei un convegno importante, forse la prima “presa di coscienza” del problema ad un livello accademico così alto, che ha visto intervenire la senatrice Cattaneo, il compianto Paolo Bianco, il prof. Gerry Melino e tanti altri, il tutto con la partecipazione di Nature rappresentata da Alison Abbott.

Il 31 Luglio l’Università Federico II di Napoli, colpita da scandali di proporzione notevole negli anni precedenti, ha approvato in via definitiva con un decreto del rettore Gaetano Manfredi un regolamento disciplinare notevole, che inquadra la frode scientifica per quello che è e provvede a definire in maniera dettagliata le procedure da seguire dalla denuncia fino alle eventuali conseguenze disciplinari per gli autori di frode riconosciuta.

Il 25 Novembre, dopo un’approfonditissima discussione ed un lungo lavoro preparatorio, su proposta della Commissione Etica guidata da Cinzia Caporale il CNR ha approvato le sue linee guida sulla cattiva condotta scientifica; peraltro, nel 2015 la Commissione CNR era già intervenuta come soggetto attivo di indagine, come risulta per esempio da questa ritrattazione.

Mentre scrivo questo post, so di altre iniziative in altre Università italiane, che intendono a loro volta dotarsi di strumenti regolatori per cominciare a prevenire e reprimere la frode scientifica.

Con ciò, non intendo affatto sostenere che i frodatori e i manipolatori di dati siano spariti, o che il nostro paese sia guarito tutto d’un colpo. Lo so, ci sono ancora tantissimi impuniti, ci sono ancora moltissimi casi che chiedono giustizia e c’è tanta pulizia da fare. Però, è innegabile che, finito il 2015, non siamo più nel club di quelle nazioni europee che neppure hanno definito la cattiva condotta scientifica; e vedremo se il 2016 cominciato oggi porterà qualche conseguenza per chi, fino adesso, ha potuto continuare a sostenere che la manipolazione dei dati in un lavoro è un mero “abbellimento” necessario a meglio illustrare i propri risultati allo stupido ed ignorante lettore.

Il lavoro è appena iniziato, rimbocchiamoci le maniche e buon 2016 a tutti!

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