In questi giorni, si è discusso sui giornali nazionali di possibili manipolazioni di immagini negli articoli pubblicati dal gruppo del prof. Infascelli di Napoli e riguardanti alcuni presunti rischi

nell’utilizzo di mangimi per animali a base di piante modificate geneticamente. Si è parlato di tre articoli esaminati da un’apposita commissione universitaria; la mia lista è un po’ più estesa:

1. Mastellone, V. – PhD Thesis – Destino ed effetti metabolici di DNA transgenico in conigli alimentati con soia geneticamente modificata. (2006).
2. Tudisco, R. et al. Genetically modified soya bean in rabbit feeding: detection of DNA fragments and evaluation of metabolic effects by enzymatic analysis. Anim. Sci. 82, 193–199 (2006).
3. Tudisco, R. et al. Fate of feed plant DNA monitored in water buffalo (Bubalus bubalis) and rabbit (Oryctolagus cuniculus). Livest. Sci. 105, 12–18 (2006).
4. Tudisco, R., Cutrignelli, M. I., Calabrò, S., Guglielmelli, A. & Infascelli, F. Investigation on genetically modified soybean (RoundUp Ready) in goat nutrition: DNA detection in suckling kids. Ital. J. Anim. Sci. 6, 380–382 (2007).
5. Tudisco, R. et al. Detection of plant species-specific dna (barleyand soybean) in blood muscle tissue, organs and gastrointestinal contents of rabbit. World Rabbit Sci. 18, 83–90 (2010).
6. Tudisco, R. et al. Fate of transgenic DNA and evaluation of metabolic effects in goats fed genetically modified soybean and in their offsprings. Animal 4, 1662–1671 (2010).
7. Mastellone, V. et al. Gamma-Glutamyl Transferase Activity in Kids Born from Goats Fed Genetically Modified Soybean. Food Nutr. Sci. 2013, 50–54 (2013) – RITRATTATO
8. Tudisco, R. et al. Genetically modified soybean in a goat diet: Influence on kid performance. Small Rumin. Res. 126, 67–74 (2015).

Poiché molte sono state le illazioni e le ipotesi al riguardo, a seguito della richiesta proveniente da più parti di rendere pubbliche le mie analisi, ho a suo tempo riportato qui una presentazione che riassume i miei dubbi – scaricatela e guardatela a pieno schermo, mi raccomando.

Ora si da il caso che, occupandomi di verifica dei dati pubblicati nella letteratura scientifica, mi imbatto in cose come quelle illustrate nella presentazione in tanti, troppi casi. Ogni volta é una storia diversa: l’oncologo che ha manipolato western blots, il nanotecnologo che ha alterato immagini di microscopia elettronica, il chimico che elimina un picco da un HPLC, il medico che ha inventato pazienti inesistenti e tutto un caleidoscopio di alterazioni possibili.

Però  quando chiedo che qualcuno mi spieghi come è stato possibile tutto questo, oppure dove sto sbagliando, a fronte dei casi tanto diversi vi é una risposta comune e sempre uguale che arriva dai gruppi che pubblicano dati falsi, sia che si parli dei casi di cui mi occupo direttamente che di quelli su cui lavorano altri colleghi:

“Perchè se la prendono proprio con me/lui/loro? Tutti fanno così”.

In genere, questa domanda si accompagna ad un’espressione di genuino stupore, che non manca di impressionare l’interlocutore, così da spostare la discussione sulle ragioni più o meno nascoste che hanno portato a colpire una persona o un gruppo invece di altri. Per dire: la mia azienda ha sede in Valle d’Aosta, e secondo qualche commento dei soliti “bene informati” si sa che i valdostani ce l’hanno con i napoletani, da cui il mio risentimento per Infascelli. Per chi non lo sapesse, io sono napoletano.

Tolto l’argomento del “perchè proprio lui”, passiamo alla parte speculare del “così fan tutti”. Così come?

Prendere una figura che dovrebbe rappresentare fedelmente il risultato di uno e un solo esperimento, per poi sostenere in articoli diversi che la stessa (o sue parti) rappresentano cose ogni volta diverse?

Condurre un esperimento senza controllo positivo o negativo, fotografare il risultato e poi manipolare l’immagine in modo che il controllo o il marcatore di peso molecolare appaiano magicamente laddove non c’erano?

Aggiungere ad una figura alcune porzioni per sostenere che un certo frammento di DNA (o una proteina) siano presenti in un dato campione?

Fare 10 esperimenti, selezionarne 1 perché ha dato esito simile a ciò che attendevamo, e pubblicarlo dimenticandosi che gli altri 9 non hanno funzionato e che quell’unico rappresenta una fluttuazioni statistica attesa (basta ripetere il tutto un numero sufficiente di volte)?

Ma certo, dimenticavo la frase magica. La figura pubblicata é stata modificata per ragioni di chiarezza ed è “rappresentativa”. Di che? Dei risultati che si hanno in laboratorio? No di certo: di quello che un qualche guru della conoscenza scientifica presuppone che debba succedere quando si farà davvero l’esperimento. Altri confermeranno le sue brillanti intuizioni (e citeranno le sue pubblicazioni, of course), basta far presto a scrivere: andiamo a lavorare al Photoshop, e non perdiamo tempo  a pipettare. Per quello ci sono gli studenti e altra carne da laboratorio sottopagata, ed è dovuto semmai alla loro inettitudine il fatto che i dati non tornino. Tranquillo tu che hai scrupoli, TUTTI FANNO COSÌ

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